La Cassazione dice no ai licenziamenti ingiusti

il licenziamento ingiusto dei tre operai SataSoggetti interessati alla vicenda sono Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, tre operai dello stabilimento Sata di Melfi e sotto la direzione di Fiat, nota impresa torinese. Interpretando una manifestazione pacifica come un gesto di sfida e minaccia, la multinazionale ha scelto di optare per il licenziamento dei tre operai, i quali hanno prontamente fatto ricorso.

La vicenda

La vicenda consiste nel licenziamento da parte di Fiat dei tre operai nell’anno 2010, con l’accusa di avere compromesso, tra il 6 e il 7 luglio, in sede di una manifestazione sindacale notturna avvenuta tra l’1 e le 2 di notte, il passaggio di un carrello contenente i materiali necessari per lavorare ai colleghi che avevano deciso di non aderire allo sciopero. Ritenendo inguisto il loro licenziamento Giovanni Barozzino, da circa un anno senatore Sel, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli fecero subito ricorso tramite la Fiom. Il ricorso venne accolto in un primo momento, ma i tre non vennero fatti in ogni caso entrare in fabbrica. Un anno dopo Fiat fece ricorso, che vinse, e i tre lavoratori vennero ufficialmente licenziati, azione revocata poco tempo dopo dalla Corte di Appello. Fortunatamente dopo due anni di battaglie nel 2012 la Corte di Cassazione respinze la delibera del giudice, ordinando il reintegro dei tre operai in azienda, i quali tuttavia non hanno ancora iniziato a lavorare.

I retroscena

Impossibile sapere esattamente tutta la vicenda in modo preciso, in quanto molte sono le informazioni e talvolta non tutte coincidono. Tuttavia, i giudici sostengono che non è stato causato nessun danno e, tantomeno non è stato violato nessun divieto a proposito della possibilità di avere bloccato il passaggio dei carrelli, impedendo ai colleghi che non avevano aderito allo sciopero,impedendogli di lavorare. La stranezza della vicenda consiste nel fatto che, oltre ad essere stato un licenziamento ingiusto, in quanto assente la giusta causa, presenti alla manifestazione vi erano anche altri operai e alcuni di loro erano posizionati davanti al carrello insieme alle tre tute blu, ma nessuno di essi è stato licenziato. Molte sono le ipotesi circa questo avvenimento, ma la più plausibile, e anche quella appoggiata dalla Cassazione, vede i tre ragazzi membri di un sindacato e quindi considerati una minaccia troppo grossa per l’industria, che ha quindi colto l’occasione per cercare di “liberarsene”.

Immagine: ehrenberg-bilder – FotoliaSimilar Posts: