Monti e la riforma del lavoro

Il nuovo governo MontiIl governo tecnico del presidente Monti dal giorno della sua costituzione fino ad oggi si è impegnato in un progetto economico enorme iniziato con un aumento della tassazione per tamponare la crescita del debito pubblico, per poi giungere alla progettazione di grandi riforme strutturali in grado di garantire la ripresa dell’Italia.

Monti e il mondo del lavoro

Il presidente Monti e il suo governo si stanno battendo contro l’opposizione di partiti e sindacati per riuscire a far passare la riforma del lavoro, ovvero una serie di provvedimenti strutturali che dovrebbero garantire la ripresa economica del nostro paese. Fra le decisioni più discusse ci sono l’innalzamento dell’età pensionabile, la questione delle liberalizzazioni e l’articolo 18. Nonostante le proteste e le polemiche di alcune rappresentanze, Monti dichiara la necessità di procedere verso la riforma senza troppi cambiamenti al decreto originale del governo, pur non sbilanciandosi in previsioni rosee garantisce almeno una diminuzione dei dati di recessione. Sostanzialmente le liberalizzazioni dovrebbero servire ad ampliare l’accesso da parte di nuovi imprenditori all’interno di mercati “chiusi”, gestiti da alcune categorie, come quella dei tassisti e dei farmacisti, il tutto si concretizzerà con un aumento delle licenze disponibili consentendo di creare maggiore concorrenza in alcuni settori, con successivo abbassamento dei prezzi, a favore dei consumatori. Per quanto riguarda l’articolo 18, ovvero la possibilità per le aziende di licenziare più facilmente, prospetta per gli italiani una rinuncia all’idea del posto fisso che peraltro, in un paese in cui sempre più lavoratori vengono impiegati con contratti a tempo determinato, non rappresenta già più un ideale comune, quanto meno fra i giovani. Tuttavia il contraltare al “licenziamento facile” dovrebbe essere rappresentato da maggiori prospettive di assunzione per i giovani, impostando un maggiore controllo sulle aziende e regolarizzando il precariato dilagante. Alcuni sindacati e forze politiche hanno espresso critiche e opposizioni a questa serie di riforme, ma il premier si è mostrato deciso nel voler perseguire questo obiettivo, in quanto ritenuto necessario per la ripresa economica italiana sul lungo periodo.

Monti, lavoro e università

Per quanto riguarda il rapporto tra università e mondo del lavoro, il governo Monti propone anche l’annullamento del valore legale del voto di laurea incentrando il sistema di merito sull’ateneo da cui si proviene. Ciò significa che questo cambiamento comporterebbe la pubblicazione di una lista di università virtuose di riferimento, selezionate attentamente, che dovrebbe garantire una maggiore affidabilità nella valutazione delle competenze dei laureati. Difatti molto spesso sono stati riscontrati squilibri fra le valutazioni delle università italiane, in questo modo per accedere ai concorsi pubblici più che il voto di laurea farebbe fede l’ateneo in cui questa sia stata conseguita. In pratica si propone un sistema di monitoraggio in grado di superare alcuni limiti e discrepanze rilevati fra le diverse preparazioni mostrate dai candidati a parità di voto conseguito presso università diverse. Chiaramente lo scopo di queste riforme è quello di rinnovare dal profondo la società italiana in modo da poterla rendere più competitiva e ricettiva nei confronti degli sviluppi economici internazionali.

Foto: picsfive – Fotolia

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