La partecipazione politica e universitaria dagli anni ’60 ad oggi

Come si evoluta la partecipazione politica e universitariaGli anni ’60 hanno segnato un periodo molto importante per l’ingresso della politica nelle università, sia sotto forma di proteste strutturate che come luogo di aggregazione in cui coordinare opere di impegno sociale.

Università e politica fino agli anni ‘80

Dei veri e propri gruppi di universitari politicamente organizzati e comunemente definiti come “movimenti studenteschi” hanno caratterizzato la vita sociale e politica delle università fin dagli anni ’60. I moti più famosi risalgono al 1968, la cui portata fu internazionale in quanto i giovani unirono la protesta universitaria a contestazioni di più ampia portata, come quelle contro la guerra in Vietnam e la richiesta di nuove riforme sul piano sociale, come l’accesso agli studi anche per le classi meno abbienti. In Italia il clima teso si prolungò fino agli anni ’70, in concomitanza con gli anni di piombo, assumendo le sembianze di una protesta politica contro le istituzioni la quale ebbe il suo culmine col movimento del 1977, con l’ulteriore sostegno dei gruppi femministi e del partito radicale. Questa protesta ebbe una connotazione estremamente sociale in quanto i suoi esponenti si fecero portavoce di minoranze e ceti svantaggiati; i mezzi adottati erano quelli della controinformazione, ovvero la diffusione di informazioni alternative a quelle trasmesse dalle reti ufficiali tramite radio libere e riviste autoprodotte. Il movimento del ’77 vide diffondersi tra gli attivisti una sfiducia nei confronti della politica ufficiale, inclusi i partiti parlamentari di sinistra e le organizzazioni sindacali, tuttavia rimase pervaso da un forte sentimento antifascista, schierandosi contro l’autorità e la repressione, con una forte impronta pacifista.

Università e politica dagli anni ’90 ad oggi

Nel 1990 una nuova protesta politica scaturì dalle università contro la riforma del ministro Ruberti, questa si caratterizzò per il gran numero di occupazioni seguite alla formazione di una sorta di network tra gli atenei grazie all’uso del fax. Questa protesta prese il nome di “movimento della pantera” per via di un’analogia creata da alcuni attivisti per realizzarne lo slogan. Il movimento ebbe dei momenti di grave crisi quando venne sospettato di infiltrazioni estremiste interne, tuttavia si sciolse a seguito di alcuni emendamenti della riforma concessi dallo stesso ministro che in modo conciliante limitavano le cause del dissenso che aveva portato alla protesta. Altre proteste di natura simile scoppiarono nel 1997 e nel 2003 a seguito delle riforme della scuola dei ministri Berlinguer e Moratti, che hanno portato a delle riorganizzazioni importanti sia nell’ambito della scuola primaria che superiore, fin negli atenei. Nel 2008 la protesta contro la riforma del ministro Gelmini ha assunto dei toni fortemente polemici nei confronti dei tagli all’istruzione programmati per affrontare in Italia la crisi economica diffusa a livello mondiale. Il movimento ha preso il nome di “Onda”, il cui motto era “Noi la crisi non la paghiamo”, questo dissenso si esprime tuttora negli atenei italiani ed ha continuato a battersi contro i tagli della riforma anche nel 2009 e nel 2010, con manifestazioni studentesche, cortei e occupazioni, spesso supportate anche da gruppi di docenti contrari ai riassetti organizzativi ed ai tagli.

Foto: Rahul Sengupta – FotoliaSimilar Posts: